Punt e Mes: l’astratto e concreto di Armando Testa

Si Il manifesto di questo mese è un omaggio allo spirito esploratore di Armando Testa, uno delle figure di riferimento della grafica italiana del XX secolo.

Armando Testa proveniente da una famiglia povera, si interessa alla tipografia fin da giovanissimo e frequenta una scuola serale, dove insegna il pittore astrattista Ezio D’Errico.

Il giovane creativo resta affascinato dall’astrattismo e dall’arte moderna, sinonimo di libertà dell’artista.

Il creativo torinese dice di essere nato povero ma moderno, cioè sempre inquieto e curioso di imparare e scoprire. Aggiungo che la carriera di Testa dimostra anche la sua libertà da qualsivoglia mentalità artistico-sociale dominante.

Punt e Mes

n punt e mes! Pare che sia stata questa la richiesta distratta formulata da un agente di borsa in un bar di Torino, una sera del 1870. Così inizia la storia del Punt e Mes, un liquore caratterizzato un punto di dolce e mezzo punto di amaro.

E non è una storia da poco. I Carpano, famiglia torinese dedita alla produzione di liquori già dalla fine del ‘700 e inventori della China -vino aromatizzato al vermut- ne avevano già fatta molta di strada in quasi due secoli.

Un committente prestigioso che pone una semplice questione a Testa: come rinnovare l’immagine del Punt e Mes dopo quasi cento anni di vita e all’alba del boom economico, in una società, quella italiana, in pieno cambiamento?

Il creativo torinese fedele al suo amore per il minimalismo e geniale interprete del prodotto, risponde ai Carpano, sintetizzando l’essenza del Punt e Mes caratterizzato dall’armoniosa presenza del vermut (il dolce) e della china (l’amaro).

Punt e Mes, 1960, Armando Testa – Credits: http://www.thelightcanvas.com

L’astratto diventa concreto

Si ha quasi la sensazione di sentir colare il liquore nel bicchiere, ed è questo l’effetto voluto da Testa: evocare il prodotto attraverso la visione di una sfera e una mezza sfera di colore rosso, magistralmente illuminate.

Si poteva fare meglio? Credo di no. Infatti, pur non potendo negare una certa attrazione che ho verso la cura del dettaglio, non vedo perché si dovrebbe aggiungere ad un’opera già completa. Siamo di fronte ad una magistrale applicazione “concreta” dell’astrattismo in campo commerciale.

E voi cosa ne pensate? Scrivetemelo nei commenti!

Vi piace lo stile di Armando Testa? Ecco una delle mie board Pinterest per ammirare altri suoi capolavori 🙂


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