Olivetti 1949: i numeri e il colore

Novembre, mese intenso per chi come me si occupa di pubblicità. Ecco perché sono stato abbastanza in silenzio in questo periodo, ma spero di essere tornato alla grande parlando di uno dei capolavori del grafico sardo Giovanni Pintori. Buona lettura!

Pintori, Olivetti e l’arte della persuasione

La storia del manifesto pubblicitario raccoglie forse gli effetti più evidenti delle numerose spinte che molti imprenditori, per interessi ovviamente solo economici, dettero alla società occidentale per trasformarla nella cosiddetta “società dei consumi”. Ciò è maggiormente vero se si considera che alla fine della Seconda Guerra mondiale la neonata Repubblica italiana, tutta da ricostruire, si trovava in una zona di confine tra il blocco atlantico e quelle sovietico, entrambi capaci di scatenare un conflitto atomico globale dagli esiti catastrofici.

Che male poteva fare quindi una macchina da scrivere? Certamente nessuno, ma una parte degli italiani temeva sicuramente le novità, soprattutto dopo le recenti tragedie subite. Insomma non era facile per Adriano Olivetti, industriale piemontese illuminato e grande sostenitore della creatività in pubblicità, far entrare i suoi prodotti nelle case e negli uffici. Per certi versi, ma non vorrei spingermi troppo in là con il paragone, sembra un po’ il rapporto sospeso tra fascino e pericolo che viviamo oggi nei confronti dell’intelligenza artificiale.

Tornando a Olivetti, la situazione alla fine degli anni ’40 è più o meno questa: egli deve persuadere che scrivere a macchina è una grande e utile novità. Soprattutto fuori dall’ufficio.

Per questo affida al grafico Giovanni Pintori, già suo collaboratore dal 1936, il compito di sedurre gli italiani. Allora il grafico sardo inizia ad accostare fiori, figure geometriche, linee curve, palline saltellanti e soprattutto il colore ai prodotti della Olivetti.

 

 

Colorare uno strumento grigio e certamente non attraente…..vi ricorda qualcosa? (A me un certo Steve Jobs, vero?)

Il manifesto

Ma veniamo al manifesto Olivetti del 1949: un turbinio di numeri accostati gli uni agli altri e colorati! Quasi a voler dire che la realtà si può tradurre in cifre ma resta complessa da affrontare ma anche bella da vivere. Così come un lunedì lavorativo, dove sulla scrivania si ammassano documenti, bigliettini, cose da ricordare ma anche un buon caffè e due chiacchiere con il collega simpatico.

Dove sta la marca? Al centro della scena, in modo da essere punto di riferimento della novità. E il prodotto? Non ce n’è troppo bisogno poiché al solo pensiero di Olivetti, il passante – che magari lavora in una qualche grande azienda – sa che non ha numeri da temere. L’innovazione dell’azienda piemontese vuole rendere semplice e perfino gradevole il lavoro quotidiano.

Giovanni Pintori – Olivetti – 1949 credits: http://www.storiaolivetti.it

La genialità di Giovanni Pintori si può cogliere da almeno due punti di vista. Anzitutto in questo manifesto come anche in altri, l’artista sardo cerca di persuadere il pubblico che con le macchine da scrivere Olivetti la vita è più colorata di quanto faccia pensare il grigio o il nero della tastiera. Inoltre c’è l’aspetto emozionale: è più importante per Pintori mettere a proprio agio il pubblico, fargli pensare che con Olivetti non solo non si deve temere la tecnologia ma che, grazie a questa, ci si può esprimere in modo colorato. E allora perché annoiare l’occhio con una “semplice” macchina da scrivere?

 

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