Imprenditori e creativi: fiducia, profitto e sensibilità estetica

Una funzione economica

La storia dell’arte è piena di episodi in cui emerge il contrasto oppure l’accordo tra committente e artista. Basti pensare a Cavaraggio, la cui opera fu apprezzata e diffusa dai grandi mecenati suoi protettori, spesso appartenenti alla Chiesa Cattolica. Eppure il manifesto pubblicitario si differenzia dal quadro proprio perché serve a creare profitto per il committente. Lo scopo del manifesto è invogliare i passanti ad acquistare il prodotto oppure ad inculcarlo nella loro mente.

Estetica o ruolo?

Parola d’ordine del committente imprenditore: attirare l’attenzione. Ma qui sorge il grande dubbio: che cosa è in grado di attirare l’attenzione? Una particolare forma, i colori, il font utilizzato, il brand? La risposta è relativa alle idee estetiche che ognuno di noi si è costruito. In sostanza ognuno giudica la grafica di un manifesto come vuole, ed i pareri spesso divergono. “Mi piace di più quel carattere (guarda caso, Comic-Sans)”, “il marketing mi ha detto che il prodotto non si vede” e così via.

Quante ne avranno sentite i nostri amici creativi! Purtroppo gli imprenditori sono i clienti e vanno accontentati perché hanno scelto di pagare per avere un servizio. Allora il creativo, che spesso è a sua volta imprenditore, dovrebbe far valere le sue idee, spiegarle e avere tanta pazienza.

Eppure la storia del manifesto pubblicitario è costellata da numerosi esempi di intesa perfetta tra imprenditore e creativo.

Tre esempi di grandi rapporti umani

Depero&Campari

Campari e Depero formano una delle “coppie” più famose della storia della pubblicità italiana. Davide, figlio del geniale Gaspare Campari inventore dell’omonimo aperitivo ed estremamente attento alla costruzione del marchio di famiglia. Fortunato, artista eclettico nel pieno della sua fase futurista. Grazie all’aviatore, poeta ed editore Fedele Azari, i due si incontrano a Milano nel 1925 e capiscono subito che può nascere qualcosa di importante. Ecco qui i risultati di un rapporto che va ben al di là della semplice efficacia commerciale.


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Seneca-Buitoni-Spagnoli

La storia del successo dei Baci Perugina e della Buitoni ha origine in un triumvirato creativo di rara efficacia. Il giovane grafico Federico Seneca conosce Paolo Buitoni e Luisa Spagnoli nel momento in cui questi ultimi due avevano già creato la base del successo: un cioccolatino da poter confezionare e spedire comodamente al mittente. Sono gli anni ’20 del XX secolo e certo ancora la consegna a domicilio non era all’uso come oggi. Eppure manca il marchio. Qui entra in gioco Federico Seneca che, sostenuto dalla fiducia riposta in lui da Buitoni e Spagnoli, crea con la massima libertà. Ed ecco i risultati.


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Loupont&Schueller

Eugène Schueller, fondatore di L’Oreal, aveva una grande qualità secondo me: pretendere che la pubblicità fosse profittevole. In un momento storico in cui, siamo negli anni ’20 del ‘900, molti imprenditori arruolavano i migliori artisti al fine di ottenere manifesti esteticamente belli, lui invece non si accontentò. Voleva manifesti pubblicitari efficaci e voleva valutarli di persona. Per questo commissiona a Charles Loupont nel 1927 una serie di manifesti che getteranno le basi di una solida relazione umana e professionale che durerà fino al secondo dopoguerra. Ecco qui i frutti più preziosi nati dalla loro collaborazione.


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Avete altri esempi da suggerirmi? Sotto con i commenti 🙂

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