Il manifesto del mese: L’Auréole du Midi

Il settembre del manifesto: verso il colore e le immagini (finalmente)

La pubblicità, un mondo di per sé creativo e mutante, ha avuto un suo settembre dai colori vividi. Mi riferisco soprattutto al periodo compreso tra gli anni ’50 e gli anni ’80 del XIX secolo. Se avessimo potuto osservare una qualsiasi parete del centro di Parigi (capitale europea indiscussa delle arti e del commercio), avremmo potuto vedere il cambiamento progressivo dei manifesti pubblicitari. Dal bianco e nero al colore, dai testi alle immagini, il manifesto diventava sempre più in grado di attirare l’attenzione.

Jules Chéret, il padre del manifesto moderno

Il padre di questo cambiamento fu il pittore-tipografo francese Jules Chéret, artista eclettico ed integrato all’interno della buona società parigina. Egli amava la vita notturna, il teatro ed alcuni pittori come Giambattista Tiepolo, Antoine Watteau e William Turner che ne ispirarono lo stile. Nella sua lunga carriera di cartellonista, produsse oltre 1200 manifesti per vari clienti tra cui il Moulin Rouge, per cui inventò il celebre personaggio della ballerina, la chérette.

L’Auréole du Midi

Questo manifesto, realizzato nel 1893, appartiene ad una fase matura dell’opera di Chéret e, a mio parere, condensa tutte le caratteristiche dello stile comunicativo e figurativo del celebre cartellonista-pittore.

Le figure dei due bambini e la lampada a petrolio sono racchiuse dal testo così da dare unità alla composizione ed a far concentrare l’osservatore direttamente sul prodotto. Egli fu uno dei primi a capire che il manifesto pubblicitario per catturare l’attenzione, deve essere visto prima di essere letto.

La bambina col vestito rosso a pois si ispira chiaramente ad uno degli angeli che si possono ammirare nell’opera del Tiepolo. Questo elemento, assieme alla rappresentazione eterea dello sfondo, creano quell’atmosfera di sospensione quasi paradisiaca che certamente attirò l’attenzione di molti passanti.  Personalmente, essendo anche io amante di Giambattista Tiepolo e di William Turner, adoro questa combinazione  tra figura e sfondo.

Ma non dimentichiamo il colore. Chéret lavorò molto per correggere sbavature, neri ed altri piccoli errori ottenuti dal processo cromolitografico che egli aveva messo a punto. In questo modo la sovrapposizione dei colori primari e della trasparenza, unita al ritocco manuale rendono la composizione unica nel suo genere.

 

manifesto chéret

Grazie a Chéret, finalmente il manifesto pubblicitario veniva riconosciuto e amato dal pubblico come un’opera d’arte.  Ma non solo: l’idea di attirare l’attenzione del passante distratto e non sempre istruito attraverso le immagini entrò sempre di più nella mente dei clienti. Da qui inizia un’altra storia…che continueremo a esplorare insieme.

Buon rientro a tutti gli amanti del manifesto pubblicitario 🙂

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