Che cos’è un manifesto pubblicitario?

La risposta sembra banale: il manifesto pubblicitario è uno dei tanti mezzi di comunicazione a disposizione di aziende ed istituzioni per vendere e fare propaganda. Eppure come ogni prodotto dell’ingegno umano, anche qui siamo in presenza di un prisma illuminato, che produce una moltitudine colori: le anime del manifesto. Io ho provato a descriverne tre.

La persuasione

Sognare a occhi aperti è una delle attività umane più piacevoli in assoluto, specie se possiamo farlo insieme ad altre persone.  A partire dalla rivoluzione industriale, l’uomo occidentale imbevuto di pensiero positivista, vuole migliorare, migliorare e ancora migliorare. L’esigenza di questo continuo miglioramento si trasforma ben presto in scelta e consumo di beni e servizi. Ma mercato della scelta, sempre più ricco di prodotti da consumare. Ma  spesso le scelte sono difficili. E qui entra in gioco la persuasione, azione e fine di ogni campagna pubblicitaria.

E’ infatti nella turbolenta e scintillante Parigi di fine Ottocento che i manifesti pubblicitari iniziano a farci sognare. Lo fanno per venderci qualsiasi cosa. Proprio così: le illustrazioni create da Chéret, Cappiello, Mucha, Toulouse-Lautrec e molti altri, legano indissolubilmente il consumo di beni e servizi alla nostra moderna voglia di migliorare l’esistenza e all’ancestrale facoltà di di sognare.

L’arte alla portata di tutti

Il manifesto pubblicitario è anzitutto un oggetto che fin dai suoi esordi sui boulevard parigini, poté fregiarsi del titolo di opera d’arte. I suoi autori erano spesso grandi illustratori oppure ottimi pittori e tanto bastava per trasformare i muri di una trafficata strada cittadina, in una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. Nacque ben presto la figura del collezionista di affiches, un tipo pronto a balzare fuori dall’oscurità della notte per staccare manifesti pubblicitari dalle pareti. Di loro parlerò spesso nei prossimi post.

La testimonianza

I contenuti dei manifesti pubblicitari sono ovviamente i più disparati ma tutti contribuiscono a testimoniare l’evoluzione della società. Pensate allo scandalo visivo di un manifesto di Toulouse-Lautrec ed a quello provocato dalle immagini utilizzate da Oliviero Toscani sui manifesti per Benetton. Le loro opere non hanno nulla, se non la capacità di “offendere” la morale.

Bene, in oltre cento anni di storia della società dei consumi, i manifesti pubblicitari testimoniano anche l’evoluzione morale del consumatore.

Qual è il senso del manifesto nel 2017?

Nell’epoca di Internet e dell’iper-connessione tra smartphone e/o individui, che spazio ha ancora il manifesto? Lo troviamo ancora spesso alle fermate dei bus, nelle scuole e nei luoghi pubblici, magari in forme e contenuti semplici, quasi amatoriali. Fare un manifesto oggi è molto più immediato di 100 anni fa. Eppure se ne fanno sempre meno. La ragione è semplice: il messaggio arriva prima sui nostri smartphone, quindi perché perdere tempo a distrarre il consumatore? Beh io non sono completamente d’accordo. Allora provo a darvi la mia risposta: fermiamoci un secondo, siamo alla fermata del bus, è mattina presto, piove. Il bus arriverà ma c’è tutto il tempo di sognare. Lo smartphone vi regala un mondo di informazioni ma è troppo piccolo mentre un manifesto vi avvolge quasi nelle sue promesse cariche di sogno e vi costringe ad esplorarlo. Ecco una volta tanto, ci fa bene sognare con la vista. Senza interagire.

Lunga vita al manifesto portatore di sogni 🙂

 

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